Quarto passo PDF Stampa E-mail
Scritto da AA   
Lunedì 08 Febbraio 2010 14:52

Il IV passo è stato la presa di coscienza che l'onestà era per me fondamentale, a quel punto del Programma, se volevo veramente sapere cosa c'era in me che non andava, cosa andava eliminato e cosa, invece, era solo da controllare. Cosa dovevo, insomma, chiedere al mio potere superiore nel settimo passo.
Alcuni difetti di prima (l'immaturità) sono oggi atteggiamenti del carattere (la voglia infantile di giocare e far dispetti o la voglia matura di ironizzare su me stesso e sugli altri) che riesco a controllare abbastanza bene. Non ho più (almeno fino ad oggi) ansie, né paure, anzi ogni tanto sì, ma riesco a controllarle meglio di prima. Riesco agevolmente a cambiare lavoro e a fare nuove conoscenze. Sono più sicuro di me e anche nel rapporto con gli altri (e con le altre); parlo e agisco ponderatamente e non più in modo incontrollato. Ascolto con maggiore attenzione e cerco di capire e immedesimarmi nell'interlocutore. Ho parlato serenamente quando ho fatto informazione pubblica e cerco di portare in gruppo la mia esperienza, accettando più facilmente l'incomprensione degli altri. Sono più calmo e credo di non avere più vipere che gli altri possano stuzzicare. Tengo a me stesso e mi rispetto più di prima.
L'avere approfondito (da solo e con l'ausilio di letture) il mio autoesame, mi fa capire oggi i perché dei miei torti e ciò mi rasserena e non mi fa più paura: so chi sono e perché, e so che posso agire positivamente per migliorare.
La condivisione dei miei torti nel V passo mi ha dato un profondo senso di sollievo e mi ha fatto capire che anche uno sponsor può non aver fatto bene il V passo e che possiamo quindi arricchirci a vicenda, dialogando sinceramente.

Avendo riesaminato poi tutte le tappe del programma (l'impotenza, l'incontrollabilità, la natura della malattia, l'accettazione, la necessità di avere un Potere superiore sovrumano e di affidarmi a lui, l'onestà, l'apertura agli altri, il servizio, la responsabilità, i diritti, i doveri, la crescita, continua, in umiltà), mi sono soffermato sulla coerenza e sull'autenticità (che bella l'incoerenza: è il più bello dei difetti, che mi permette di mettere alla prova principi e valori) ed ho capito che devo ricercare il perfezionamento costante di queste virtù - consapevole che la mia natura istintiva è parte integrante della mia personalità - come costante dev'essere la crescita su tutti i fronti.
Il Programma (con i suoi Passi) è un po' come gli eserciti di un tempo, quando i fanti avanzavano tutti insieme, affiancati sulla stessa linea.
Quando fui pronto e convinto - grazie al fatto che il mio grado di umiltà era abbastanza cresciuto - ad accettare che Dio eliminasse i miei difetti (ma sono "veramente" pronto?), capii di avere perfezionato abbastanza il VI passo e convinto (col senno di poi) pure che senza una grande umiltà non si cresce bene, passai quindi al VII, chiedendogli che si occupasse lui del mio grado di umiltà (ma che non mi facesse, per favore, toccare altri fondi emotivi troppo profondi), che guidasse lui i miei passi e che facesse luce sul mio cammino (perché volevo partecipare all'azione e non soltanto affidarmi ciecamente) e dentro di me.

Sono certo che Dio mi sostiene e sostiene sicuramente anche chi non crede in lui (e io non credevo in lui all'inizio del mio recupero). Sono convinto che quanto più credessi in me, tanto meno potrei credere in Dio. Quanto più credessi nelle mie capacità, tanto meno potrei accettare il Programma. Ormai, dopo tredici anni, penso di conoscerlo a sufficienza e ne ho sperimentato tutti i Passi. Torno però a ripetermi: sono veramente pronto? quanto sono ancora legato al mio passato? quanto ancora affezionato al mio egocentrismo e ai miei difetti?
E allora coraggio. E forza col Programma. Torno a riflettere su me stesso, sull'accettazione, sull'affidamento e sul valore dell'umiltà.

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Febbraio 2010 15:01